Un figlio è un figlio, dal primo istante: la storia di Sara

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Perdere un figlio in epoca gestazionale precoce, spesso, è un lutto totalmente ignorato e sottovalutato. Il fatto che la possibilità di perdere un figlio nel primo trimestre di gravidanza sia statisticamente molto alta, fa sì che si tenda a pensare che questa perdita non sia dolorosa, anzi per essere più precisi che non debba esserlo. Capita molto frequentemente, dunque, che chi circonda un genitore addolorato per un aborto spontaneo avvenuto all’inizio della gravidanza, lo faccia sentire “sbagliato”, “insensato”… un po’ “pazzo”.

Questa è la storia di Sara, che ha amato il suo bambino dal primo istante e per la quale perderlo, seppur molto presto, è stata una grande ferita… Acuita dal giudizio della gente e dalla pretesa che dimenticasse in fretta, mentre invece lei non dimenticherà mai.

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“Ti avevo preparato un posto nel mio cuore, ancora prima di sapere di aspettarti. Ho passato tanto tempo a cercarti ed inseguirti, ma non ti trovavo mai. 

Poi finalmente un giorno hai deciso di venire ad abitare nella mia pancia, e da quel momento il mio cuore ha iniziato a battere più forte. Ti sentivo già fra le mie braccia, immaginavo il tuo volto, i tuoi lineamenti. Ti vedevo bambina, con gli immensi occhi azzurri di tuo padre e i tratti del mio volto. Conoscevo già il tuo nome. Pensavo alle tue prime buffe espressioni, alle tue prime parole, ai tuoi primi passi, alle corse e alle ginocchia sbucciate, al Natale e alle vacanze al mare, noi tre insieme, alla gioia che avrebbero provato i tuoi nonni quando ti avessero conosciuto. Ai tanti momenti felici che avremmo condiviso durante la nostra vita.

Ogni momento di quei fantastici giorni era un sogno ad occhi aperti, ti sognavo tanto e non vedevo l’ora di poterti tenere fra le braccia. 

Il sogno di te però si è infranto presto, troppo presto. 

Al secondo mese di gravidanza hai abbandonato la mia pancia, ma non il mio cuore.

Da quel giorno la mia vita è cambiata per sempre. Ho vagato nella nebbia del dolore e della disperazione, mi sono ritrovata a un passo dell’abisso. Per me non aveva importanza più niente. Non avrei mai potuto tenerti fra le braccia, non avrei mai visto il tuo volto, i tuoi occhi, il tuo sorriso. Non ho avuto nemmeno il tempo di sapere se eri veramente la bimba che pensavo saresti stata. 

Ho trovato il coraggio di rialzarmi… non so come ma ce l’ho fatta, nonostante l’indifferenza e l’incomprensione di molte persone che pensavano che tu non fossi niente, perché eri solo un puntino in un’ecografia. 

Ma per me e per tuo padre tu eri già tutto.

Quante parole sono arrivate come coltellate in quel periodo, nel quale dovevo fare i conti con il fatto di averti perso per sempre. “Eri incinta solo di poche settimane, pensa se succedeva più avanti, non sarebbe stato peggio?”; “Perché piangi? Ne farai un altro”; ” Si sa, le prime gravidanze molto spesso finiscono in aborto spontaneo, non sei mica l’unica a cui è capitato” e così via…

Ho incassato anche questo, perché la tua mamma è forte, molto sensibile, ma forte. Sono andata avanti e vado avanti senza di te. È dura ma ce la sto mettendo tutta.

So che adesso abiti nell’infinito, oltre che nel mio cuore. So che un giorno potrò finalmente tenerti fra le braccia ed è questo che mi dà forza per affrontare ogni nuovo giorno.”