Perdere un figlio cambia la vita: la storia di Roberta e Lorenzo

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Perdere un figlio non significa solo perdere una persona cara, la più cara, ma significa anche perdere tutti i progetti, tutte le aspettative, tutto ciò che si era immaginato: si perde il futuro che si pensava di costruire e ci si trova in un attimo a veder deviare per sempre il proprio percorso, in un modo inatteso, per il quale si è impreparati.

È così che una vita che sembrava già impostata, d’un tratto non è più lei. Cambia tutto: cambiano i sogni, cambiano le speranze, cambiano le relazioni.

La storia di mamma Roberta ci mostra come anche i progetti di coppia possono sfumare di fronte ad un lutto tanto grande, forte e doloroso. E ci mostra anche che il tempo trascorso con il proprio bambino non conta: l’amore per lui è enorme dal primo giorno che si scopre della sua esistenza e il vissuto di perdita rimane tale anche se quella piccola creatura vola via davvero troppo presto.

Ma la storia di Roberta ci mostra anche che l’amore per un figlio non muore mai e che, piano piano, si può trovare la forza per andare avanti, cogliendo, in mezzo alle macerie, quel qualcosa di buono che comunque la vita può dare.

“Ciao Lorenzo, è da tanto che non ti parlo. Ti ricordi? Lo facevo ogni sera prima di dormire quando tu eri qui con me. Da quando sei andato via le cose hanno preso una strada diversa. Tutti i progetti e i sogni oggi non ci sono più. Quando ho saputo che tu non c’eri più mi hanno detto che ne sarebbe arrivato un altro, non c’erano parole più sbagliate. Un altro non sei tu. È sempre mio figlio sì, ma non tu. Vedi bambino mio, le persone che non hanno vissuto questo lutto non possono capire come ci si sente, si prova un vuoto dentro che non si recupererà più. Dicono che io non posso permettermi di fare tante storie perché in realtà tu avevi appena 3 mesi e non 9 mesi quindi non mi potevo essere affezionata. Fanno rabbia ma sono in parte felice che chi lo pensa sono persone che non hanno vissuto quest’ esperienza, perché cuore mio, dal quel momento non vivi più. Vorrei potermi sdraiare ancora una volta sul letto, accarezzare la pancia e raccontarti che tutto andrà bene, che noi ce la caveremo. Solo che il “noi” è diventato “io”.

Quando la dottoressa mi ha detto che non c’eri più si è limitata a dire “la gravidanza si è interrotta” e poi ha insistito per andare all’ospedale. Ti ricordi di quanta paura avevo di entrare in sala parto? Ogni volta ti rispondevo che ce l’avrei fatta, che ce l’ avrei messa tutta perché poi avrei avuto te tra le braccia. Quel giorno è arrivato solo che sono entrata sola e più che la paura ero afflitta dal dolore che tu non ci fossi più. Sarei voluta andare via con te.

Da quel giorno posso dire che le cose sono cambiate, papà ha deciso che non riesce a stare più con me e tutti i progetti si sono polverizzati. Non c’è più da chiedersi di che colore prendere il trio o se la culla prendere quella semplice o quella con i coniglietti. Non ci sono più da scegliere le scarpette da tennis che piacevano tanto a papà. Non c’è più bisogno di comprare la maglietta premaman o da mettere da parte i soldi per te. Resta solo la tuta arancione con il leone che mi piaceva tanto, il ciuccio con scritto “papà è il migliore” e un paio di calzette arrivate il giorno prima del mio compleanno con scritto “mamma ti amo”. Tutte cose comprate prima che tu te ne andassi. Non immaginavo, non avevo messo in conto questa strada. Proprio oggi pensavo a quando abbiamo dato la notizia, ogni volta erano lacrimoni di emozione. Ti ricordi? Mi hanno detto che se sei andato via è colpa mia. Colpa perché non mangiavo, colpa perché l’ho detto troppo presto e colpa perché ti ho comprato qualcosa prima dell’ora. È possibile che sia così? Ogni volta rispondo che te ne saresti andato lo stesso, perché infondo io so che tu sei arrivato per un motivo preciso. Mi hai fatto sentire mamma, la tua mamma. Disposta a qualsiasi cosa pur di difendere quel cuore così piccolo ma già parte di me.

Avrei voluto arrivare a oggi e dirti che è tutto meraviglioso, che i progetti sono andati avanti e che io e papà siamo uniti più che mai, ma non è così.

Ma qualche bella notizia c’è, il mio lavoro sta procedendo meglio di prima, mi sto prendendo delle grandi rivincite. I tuoi cuginetti sono nati tutti, e tutti sono monellini. Manchi solo tu. Ogni tanto qualcuno mi guarda e so che pensa “poverina” e allora faccio finta di nulla. So che nei momenti in cui vorrei solo piangere e non posso farlo la mia forza grande sei tu. Ci sei tu dietro ogni cosa bella che mi succede e ci sei sempre tu dietro ogni sorriso di un bambino. Mi sarebbe piaciuto averti tra le braccia, vedere i tuoi occhi e sentirti piangere, mi sarebbe piaciuto vedere papà che ti portava in braccio da me, mi sarebbe piaciuto non dormire la notte perché tu facevi i capricci, ci avrei messo tanta pazienza e tanto amore perché eri il mio desiderio più grande.

Le cose sono cambiate, la gente può non capire o dire cose sbagliate, io e papà possiamo esserci lasciati ma io so che eri il nostro grande sogno, il più grande desiderio. Eri e sei solo mio e suo. Di nessun altro. Aspetto il giorno in cui ci incontreremo per poterti abbracciare finalmente. Grazie per avermi dato una gioia così grande, per avermi fatto sognare, per avermi fatto credere che tutto era possibile.

Mi manchi tanto.

 La tua mamma.”

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