ITG: il dolore di una scelta incompresa

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Eccole lì: due lineette su un test di gravidanza annunciano l’arrivo di una nuova vita. Due persone, incredule, si trovano in un attimo catapultate in questa nuova realtà: sono genitori di quel puntino. Si preparano ad affrontare nei prossimi mesi una metamorfosi meravigliosa e difficilissima: da uomo e donna nasceranno una mamma e un papà in piena regola.

Sono un po’ spaventati: sanno che avranno tra le mani una responsabilità enorme, sanno che nessuno potrà dare loro il libretto di istruzioni su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, sanno che anche facendo del loro meglio a volte sbaglieranno.. e ne hanno una gran paura. Ma sono anche felici, incredibilmente felici: sanno che faranno il possibile per crescere questo bambino nel modo migliore, sanno che cercheranno di dargli tutte le possibilità affinché possa essere felice.

Hanno messo in conto tutte queste difficoltà, ma di certo non si aspettano di doversi confrontare con una possibilità tanto tragica e dolorosa come la scoperta di una malformazione nel proprio bambino.

Così si trovano, d’un tratto e senza preavviso, in una realtà parallela, in cui spesso vengono date poche spiegazioni, il tempo è tiranno, e loro devono decidere così su due piedi cosa fare del loro bambino. E si affollano nella loro testa milioni di domande, che difficilmente trovano risposta… Un po’ perché non c’è, un po’ perché in questi casi tutti sono poco compiacenti, tutti sembrano avere paura di spiegare.

“Ma siete sicuri?”

“Ma cosa succederà se portiamo avanti la gravidanza?”

“Chi si prenderà cura del nostro bambino se avrà grosse difficoltà e ad un certo punto noi non ci saremo più?”

“Cosa significa avere questa patologia?”

“Quanto tempo abbiamo per decidere?”

Poco, il tempo generalmente è poco. E per il resto nessuna certezza, poche spiegazioni (la maggior parte delle quali in “medichese” – ovvero la lingua dei medici, incomprensibile ai comuni mortali). Spesso alle poche spiegazioni si accompagnano punti di vista personali, che ingarbugliano ancora di più la possibilità di prendere una decisione tanto delicata.

“Signora, io non lo terrei proprio…!”

“Ma mica vorrete abortire.. la vita è sempre vita”

“Se lo tenete sarà un mostro.. non potrà mai vivere una vita normale”

“Fate voi, ma in questo ospedale siamo tutti obiettori”

Il tempo scorre, le emozioni prendono il sopravvento, è praticamente impossibile essere lucidi. Tutto sembra un incubo, un terribile incubo. E qualsiasi decisione sembra essere quella sbagliata.

I due genitori si fermano un momento, ci pensano, cercano di trovare una risposta. E poi, decidono. Si accollano questo destino terribile, si mettono sulle spalle questo peso enorme, si riempiono il cuore di questo gigantesco dolore e decidono. Saranno loro a soffrire, non il loro bambino. Saranno loro ad affrontare gli sguardi impietosi e colmi di giudizio della gente, non il loro bambino. Saranno loro a prendere questa decisione straziante, a lasciar andare il loro bambino pur di non vederlo affrontare una vita difficile, che già è complicata così com’è, figuriamoci se sei diverso, o peggio se sei malato.

L’interruzione terapeutica di gravidanza ha un nome che di per sé è già un controsenso: le terapie curano, l’itg lascia solo il vuoto. Il vuoto nella pancia, il vuoto nel cuore, il vuoto nel futuro.. Il vuoto intorno, perché nessuno sembra capire.

“È stata una vostra scelta, quindi perché soffrite?”

“Lo avete deciso voi, avete ritenuto che fosse la cosa più giusta.. Non si può stare male se si fa la cosa giusta”

“Non so davvero come abbiate potuto….”

E intanto anche dentro, nelle viscere di quei due genitori, rimangono solo tanti dubbi, tanto dolore. “Chissà perché proprio a noi… Chissà cosa sarebbe stato… Chissà se abbiamo fatto bene.” E tutto questo dolore, spesso, è costretto a rimanere inespresso, coperto sotto a quintali di sensi di colpa, nascosto dietro alla vergogna che gli altri instillano dentro di loro.

Il dolore è dolore. Nessuna scelta è più giusta di un’altra: ogni decisione è personale. Non c’è più o meno dignità nella scelta di tenere o lasciar andare il proprio bambino malato. Ognuno ha la propria storia, le proprie motivazioni.. E in ogni caso vanno ascoltate, accolte, non giudicate.

I genitori sanno che devono prendere spesso decisioni difficili, che non lasciano spazio alle possibilità perché vanno prese, così alla cieca, sapendo che per amore dei loro bambini dovranno rimanere loro, per sempre, col dubbio di “come sarebbe stato se…”.

Dott.ssa Giulia Schena